Deve il suo nome alla presenza di un pianoforte, nel corso dell’800, utilizzato come strumento di svago dalla duchessa Felicita Bevilacqua (1822-1899). La copertura della sala è realizzata con una volta cosiddetta “a schifo”, cioè a padiglione tagliato da un piano parallelo al piano d’imposta, risalente al XVIII secolo.